Il portale dei Quartieri Nascosa e Nuova Latina

Ciao Salvatore, W i bruscolini

venerdì 31 agosto 2007

Da "Parvapolis" di oggi

Latina. Si spegne un pezzo di storia della città: Salvatore. Venditore di bruscolini, medaglie sul petto, vigile urbano. Nonché primo cittadino

 

 

Salvatore non c’è piu, una brutta notizia, amici, è morto il bruscolinaro, forse il personaggio piu amato di Latina. Antichi venditori di lupini (fusaglie) e bruscolini. I fratelli Minenna, residenti in via Adua, vendevano le loro cose davanti ai cine¬ma Corso e Giacomini. Ogni tanto partecipavano alle processioni, in particolare a quella dell'Immacolata, nel quartiere Tribunale, vestiti con la tenuta d'ordinanza dei Vigili Urbani e alternandosi a portare il gon¬falone. Quando non seguivano la Madonna, si presentavano all'incro¬cio delle vecchie case popolari e cominciavano a dirigere il traffico. Molti automobilisti capitolini, che non li conoscevano, si fermavano e seguivano senza batter ciglio i segnali dei due finti vigili urbani. Si for¬mavano lunghe code, qualcuno si agitava suonando nervosamente il clacson, altri uscivano fuori dall'abitacolo per inveire. Insomma, scene apocalittiche con Franco e Salvatore immedesimati nel ruolo, con medaglie sul petto e berretto in testa. I "pizzardoni" creavano caos tra i forestieri ma suscitavano simpatia tra i latinesi "doc". Vendevano anche le caldarroste nel periodo autunnale ma la loro specialità erano i lupini. In tempi di carestia, i ragazzi erano soliti anda¬re in giro con le tasche piene di lupini "sanati", che mangiavano lasciando una scia di bucce. Oggi, più che un alimento, li troviamo come passatempo alle sagre e fiere paesane. I lupini sono i semi di una pianta alta fino a un metro e con foglie palmate, il Lupinus albus. I lupini prima di essere mangiati devono essere bolliti in acqua e poi salati per immersione in una salamoia. Di solito venivano messi in un sacco di iuta e messi nell'acqua di fiume. I bruscolini venivano tenu¬ti da Franco e Salvatore in un sacco, poi li porgevano in un cartoccio fatto con la carta di giornale, grande secondo le quantità che richiede¬vi. L'attività l'aveva cominciata il padre. A Franco piaceva, in modo assai pittoresco, fare il sindaco di Latina. Si vestiva di tutto punto e, sulla giacca, aveva una scritta ricamata in rosso: sindaco. I bambini lo seguivano divertiti, era il loro idolo. Un primo cittadino amato dalla gente. Forse il più amato di tutti.

Paolo Iannuccelli

Proprio stamattina, per uno scherzo del caso, venendo a Roma mi è venuto in mente Salvatore. Non saprei ricostruire il filo dei pensieri che mi ha condotto a lui. Non lo vedevo da moltissimo, mi sono chiesto se fosse ancora vivo, mi sono accorto che mi mancava. Ora leggo la notizia e … un altro pezzetto del mio mondo, della mia infanzia, se n'è andato.

Qualcuno lo trattava con condiscendenza, col sorrisino sulle labbra, come se fosse lo scemo del villaggio. Ma bastava avere la pazienza, e forse anche l'umiltà, di scambiarci due parole, per scoprire un mondo di bontà e di ingenuità. Queste cose i bambini le percepiscono istintivamente, senza mediazioni e senza intellettualismi. Per questo era il loro, il nostro beniamino.

Salutava tutti e tutti lo salutavano, e lui era contento anche di questi scambi superficiali. Ha insegnato tanto a molti di noi, con il suo semplice esserci. Oggi, che per via della pressione alta non posso più accostarmi agli adorati bruscolini, sogno il ritorno di un Salvatore che stimoli nei nostri ragazzi il valore della tolleranza.

Giulio

 

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