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Abolizione delle Provincie

sabato 27 agosto 2011

“Un destino cinico e la crisi economica spietata remano contro le Province…” è questo l’incipit dell’articolo della Di Mambro su Latina Oggi del 26 agosto 2011, dove si ragiona  a proposito dell’abolizione delle Provincie, per ora solo alcune (circa una trentina), e per adesso sembra che Latina l’abbia scampata bella! Ma nell’articolo si sottolinea che nel Pdl comincia a serpeggiare l’opinione che un’abolizione parziale non serva a nulla e quindi sarebbe necessaria un’abolizione totale, via tutte le Provincie e non ci si pensi più! Lo sosterrebbero persino Berlusconi e Alfano. Se così fosse si profilerebbe in quel di Latina l’ennesima “crisi occupazione”, con perdita di posti di lavoro, giacché l’80% dei consiglieri provinciali, se chiudesse la Provincia, resterebbero disoccupati… idem per alcuni assessori e poi che fine farebbe il Presidente della Provincia, ridotto a fare il consigliere comunale in quel di Sperlonga…? e via di seguito con un quadro “apocalittico”, uno tsunami che si abbatterebbe sulle poltrone, i gettoni di presenza, i viaggi all’estero, i privilegi e la possibilità di assumere clientes…  buona lettura.

http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/58a282b09fc5d30bedcc/pag02latina.pdf

0 commenti su “Abolizione delle Provincie”

  1. Leggendo il commento di sopra, sarei portato a pensare: “Ed allora lasciamo le province come sono, visto che lasceremmo persone senza lavoro”.
    Ma mi chiedo, vogliamo tenere in piedi una istituzione, che si dice non funzioni, solo perché aumenteremmo i disoccupati, oppure magari vogliamo far lavorare tali personaggi facendo sì che il loro lavoro sia davvero funzionale al cittadini e porti benefici alla comunità?
    La mia è una domanda.

    Mi sta bene che le province possano rimanere, ma non in quanto ci sarebbero persone senza lavoro, ma affinché il lavoro di tali persone (fatto bene e meglio raccordato con i comuni e la regione) serva a qualcosa, e non a sé stessi.
    Un saluto
    Pippo

  2. Stanno in parlamento e in Provincia,  in parlamento e in Comune e vai a capire come fanno a ricoprire contemporaneamente entrambi i ruoli  (a volte anche tripli).  A luglio si contavano 121 – tra Camera e Senato – onorevoli con doppio incarico istituzionale: assessori sindaci, vicesindaci, consiglieri comunali.

    Il record di più poltrone lo detiene Gianluca Buonanno (Leghista) che oltre ad essere deputato, ricopre anche il ruolo di Sindaco del comune di Varallo (VC), Vicesindaco di Borgosesia (VC), Consigliere del Consiglio Comunale di Varallo (VC) e segretario provinciale della Lega Nord a Vercelli …. niente male no?

    Con l'abolizione delle Provincie non ci saranno disoccupati ma semplicemente doppi e tripli stipendi in meno.

    Vincenzo

     

  3. Con l'abolizione delle provincie a restare disoccupati saranno solo i politici. I dipendenti saranno ricollocati presso altre istituzioni.

    Sinceramente non mi preoccupa affatto se qualche politico resta disoccupato (ipotesi assai remota) viste le condizioni in cui hanno ridotto il nostro paese. Meriterebbero ben altro. Suggerirei la confisca dei beni cumulati durante i loro mandati, ed usarli per risanare il debito pubblico.

    Stefano

     

  4. Con tutto il rispetto per i singoli lavoratori (parlo degli impiegati, degli operai, non cero per i politicanti ), desidero fare presente che molti dei problemi italici derivano proprio dala perversa "etica del posto di lavoro", ossia nella prassi di creare uffici, distaccamenti, dipartimenti e altro, completamente inutili (anzi, molte volte dannosi) al solo scopo di "sistemare" qualcuno.

    Questa è una perversione che ha condotto l'Italia nel baratro! I posti di lavoro non si possono creare artificialmente per legge, i posti di lavoro (o meglio il lavoro!) si crea, creando i presupposti per lo sviluppo. Le opere pubbliche si dovrebbero fare se servono, non per creare posti di lavoro… Un ufficio si dovrebbe aprire se serve, non per sistemare la moglie di… o la cognata di…

    Ora la situazione è ormai insiostenibile e senza via d'uscita: con metà della popolazione che "lavora" per lo Stato (in tutte le sue varie forme) e con la maggior parte di questi che non producono assolutamente nulla ma che anzi producono disservizi, lentaggini e ottusa burocrazia, come uscirne? la soluzione da un punto di vista puraamnte imprenditoriale sarebbe quella di chiudere il 90% degli uffici statali e di licenziare il 90% dei dipendenti: l'Italia funzionerebbe sicuraamnte meglio. Ma chi darebbe da mangiare a questo nuovo esercito di disoccupati??

    Ecco che allora si andrà avanti fino a che il sistema non collasserà da solo.

    Salvatore

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