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Un “matrimonio combinato”

Il recente accordo elettorale tra il PdL e l’altra faccia delle politica merita qualche approfondimento.

Accade che il PdL dopo l’evidente fallimento amministrativo e relativa caduta di giunta del 15 aprile 2010 non può più mettere la testa sotto la sabbia. Gli elettori, anche i più affezionati, reclamano spiegazioni. La parola d’ordine è discontinuità. Cirilli è l’unico uomo avvicinabile che si addice per la nuova imprescindibile esigenza. Riportare l’ex AN all’interno del movimento serve a dare il via alla dovuta purificazione e giova a ridare al PdL una parvenza di quella credibilità ormai dilapidata da ben otto anni di clamorosi insuccessi amministrativi.

D’altro canto il candidato a sindaco Di Giorgi c’è dentro dalla punta dei capelli (si fa per dire) a quella dei piedi. Se fosse per lui, non avendo avallato la sfiducia al sindaco Zaccheo, l’ex giunta sarebbe ancora in carica a mietere danni. Anch’egli responsabile in prima persona, in quanto presidente della commissione viabilità, di eclatanti inefficienze come il trasporto pubblico, e di clamorosi scempi come le strisce blu e soprattutto come la fantomatica “metro leggera”, oggi finalmente, dopo anni di totale cecità, ripudiata da tutto il mondo politico locale.

Dall’altra parte Cirilli deve prendere atto di cosa è accaduto in questi ultimi concitati anni della sua carriera politica. Nel 2005 l’Onorevole viene rieletto al Consiglio Regionale del Lazio nelle file di AN con un risultato davvero notevole: ben 25.792 preferenze. Complimenti. La sua popolarità è all’apice ma nel 2007 non condividendo il progetto politico del suo gruppo, sceglie di uscire dal partito per correre da solo come candidato sindaco con la lista civica “Progetto per Latina”. Il risultato è anch’esso considerevole. Raccoglie ben 17.286 preferenze personali, 6.000 più di quelle della sua stessa lista, e rischia di andare al ballottaggio, giungendo a pochissimi voti da Mansutti, candidato del Pd.

Cirilli opera bene all’opposizione ma il suo popolo non lo capisce. Alle elezioni regionali del 2010 apparentatosi alla costituente di centro, raccoglie meno di 6.000 preferenze, contro le 20.000 di Galetto e le 10.000 di Di Giorgi. Un fallimento elettorale se si considera il male operato del rampollo del sindaco Zaccheo e del rampante avvocato. Ma d’altronde si sa, i mezzi a disposizione di un grande partito nazionale come il PdL sono ben superiori rispetto a quelli di un listino civico e l’elettore latinense è mediamente ottuso o al limite propenso al voto di utilità immediata e personale. Ciò deve averlo ben compreso Cirilli. Dopo l’esclusione in Regione, non deve essere stato esaltante per l’ex AN immaginarsi ancora sullo scranno del Consiglio Comunale con ancor minore possibilità di incidere rispetto al passato.

La conseguente decisione è storia recente, con una sola precisazione. Spunta il famoso documento di Cirilli firmato dal PdL (in realtà Galetto ha tenuto a precisare di non averlo né volerlo firmare) in cui di parla di discontinuità con il passato, interesse collettivo, partecipazione, trasparenza, condivisione, rifiuto delle logiche verticistiche, concretezza, realizzabilità dei progetti, e chi ne ha più ne metta. Un documento definito morale con cui si evidenzia che il PdL apre una nuova fase della politica della città.

Ma come sarebbe a dire? Gli stessi personaggi che per anni hanno agito per interesse personale, che sono andati contro ogni principio partecipativo, che hanno immaginato i progetti più inutili e dannosi arrischiando la bancarotta comunale, ignorando persino le più basilari leggi, normative, Costituzione compresa, ora si sarebbero convertiti sulla via di Damasco per un banale scritto tra privati? Certo non deve essere facile spiegare ai propri elettori tale improvvida, imprevista e imprevedibile alleanza mediante ragionamenti utilitaristici anche se, politicamente legittimi!

Alla luce dei fatti, tutto sembra invece rientrare di diritto nella casistica classica del “matrimonio di convenienza”, dove un prete che non c’entra nulla celebra un’unione in cui ognuna delle parti ci guadagna, o almeno ci prova. Di solito uno porta la dote, nel caso specifico i voti del PdL, l’altro il buon nome. Il sacerdote in via del tutto eccezionale stavolta è donna, e chiamasi Renata da Roma. Ma si dà il caso che è la stessa casistica a dirci anche che tali unioni finiscono sovente nel peggiore dei modi e per di più in breve tempo, e a perderci, sai che novità, saranno ancora una volta la città e tutti i cittadini.

Massimo de Simone

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Nessuna risposta

  1. markof ha detto:

    Complimenti per l'analisi, completa e dettagliata ma, il matrimonio s'e' fatto con l'accordo segreto,

    che poi tanto segreto non lo e'. Chi vivra' vedra'. Noi tutti possiamo cambiare le carte, non sprechiamo

    l'occasione. Affettuosi saluti a tutti Markof.

  2. Cattaneo ha detto:

    Non volete o fingete ancora di non capire che non sono le carte da cambiare ma i giocatori.

    NUOVI GIOCATORI E NUOVE REGOLE.

    Federalismo fiscale obbliga alla responsabilità. I sindaci Leghisti lo sanno bene e sembra che questo piaccia anche ai cittadini.

    Basta con i cattivi amministratori e via i furbi all'opposizione che sono dei "prezzolati consiliari".

    La LEGA FEDERALISTA restituirà la città ai Pontini.  

  3. Baol ha detto:

    Comincio a pensare che l’Italia si stia trasformando nella patria dei matrimoni combinati, anzi direi che in un certo senso questa pratica si stia progressivamente sostituendo alla politica; lo scopo è naturalmente quello di raggiungere il potere, si tratta però di un potere fine a se stesso, che si rigenera senza altro obiettivo che perpetrare la propria nefasta esistenza… . La buona politica, la normalità che molti di noi invocano, vorrebbe che il potere fosse finalizzato al raggiungimento del buon governo, dell’interesse della collettività, di un progetto chiaro e condiviso dalla cittadinanza, da noi invece si assiste alla pratica “matrimoniale” magistralmente descritta da Massimo, che rende possibile anche la più anomala e assurda alleanza in nome dell’unico interesse: riuscire a garantirsi le poltrone su cui comodamente restare seduti. La pratica di questi strani connubi è diffusa anche a livello nazionale, dove assistiamo ad un governo che resiste proprio grazie a strani matrimoni tra parlamentari, con annessioni e ricatti, cambiali portate all’incasso da strani personaggi che, tutti insieme appassionatamente, con un certo gusto personale per la beffa, si fanno addirittura chiamare “i responsabili”… del resto in questo Paese si gioca molto sul significato delle parole, lasciando per così dire alla “libera interpretazione” la disintegrazione di valori che, in un’epoca normale, che non so perché mi sembra ormai molto lontana, quelle stesse parole indiscutibilmente evocavano…

    francesca