Il comune senso del disgusto

Il comune senso del disgusto

Latina Oggi del 14 giugno 2010: 

Il comune senso del disgusto

DUE padri di famiglia morti sul lavoro.

Altre due vite spezzate. Un’ecatombe che nell’anno 2009 ha fatto registrare diciannove decessi in provincia di Latina. E non c’è soltanto chi ci muore.Il lavoro, oltre alla vita, ti può portare via anche la dignità, specie quando lo perdi e non hai la possibilità di trovarne un altro.Le storie raccolte ieri mattina in Piazza della Libertà, tra gli operai della Nexans che manifestavano contro l’annuncio della chiusura dello stabilimento di Borgo Piave, parlano di famiglie monoreddito che da un giorno all’altro hanno scopertodi essere impreparate ad affrontare il quotidiano. O di madri poste di fronte al dilemma di una scelta impossibile: salvare il posto trasferendosi a Milano, oppure restare con le bambine e col marito, ma disoccupate.O ancora di trentenni arrivati ormai al quinto anno di proroga di un contratto da precario e adesso destinati a perdere anche quel debole aggancio col mondo del lavoro e con le prospettive di rendersi autonomi, autosufficienti, adeguati per unavita che non sia a rimorchio di genitori pensionati.

E di Nexans è piena questa nostra provincia.

Ma ad accorgersene pare siano soltanto i disgraziati che sperimentano sulla propria pelle gli effetti di questa crisi che non si sa perché, né come, riesce ancora a mantenere un basso profilo, forse anche grazie alla nostra ostinazione a non volerla vedere né riconoscere come nostra, di tutti noi. E se riusciamo a farci una ragione dei meccanismi di autodifesa e delle scaramanzie di chi un posto ce l’ha ancora ma sa che potrebbe perderlo da un momento all’altro, non ci riesce invece di comprendere quali perversi meccanismi o codici comportamentali muovano i nostri rappresentanti politici. Già, ancora loro. Tutti insieme hanno ridotto questa provincia uno straccio, un territorio fantasma dove l’unica economia che regge è quella delle mafie, camorra o ‘ndrangheta poco importa, dove i consigli comunali condizionati e infiltrati non soltanto non vengono sciolti, ma possono addirittura rigenerarsi con nuove libere elezioni, dove i consigli comunali non infiltrati e almeno ufficialmente non condizionati possono essere spazzati via con una volgare messinscena. E non è tutto. Perché in questa terra che ha dimenticato lo spiritodel riscatto che ha animato i padri, c’è chi si fa beffe dei morti sul lavoro e dell’umiliazione che vivono i disoccupati, e trova il tempo per battere i pugni sul tavolo e pretendere che saltino fuori i soldi per un inutile viaggio in America a spese dei contribuenti. Seimila euro ciascuno per quattro turisti a sbafo, ambasciatori socio culturali della nostra provincia. Per esportare cosa?Ma non sono peggiori di quelli che già si scorticano per l’ambizione di candidarsi a sindaco del capoluogo. Ma è davvero così onorevole fare il sindaco da queste parti? C’è qualcuno che ha le idee così chiare su ciò che si debba e non si debba fare per restituire a questo territorio e a questa società un volto presentabile? Qui il problema più importante da risolvere sembra essere quello di chi sia il detentore del simbolo del Pdl, se gli ex Aenne o gli di Forza Italia. Ne discutevano anche ieri mattina, seduti al bar a pochi metri di distanza dal luogo dove gli operai della Nexans stavano manifestando. Quello che conta, è «fare politica». Il resto, morti sul lavoro e disoccupati, sparatorie e morti ammazzati in mezzo alla strada, sono solo fastidiosi accidenti, fesserie. E’ giusto il caso di prendere per buona l’esortazione di don Luigi Ciotti: l’indignazione non può bastare di fronte a tutto questo. Bisogna manifestare il disgusto.

Eccoci.

Alessandro Panigutti

Francesca Suale