Il portale dei Quartieri Nascosa e Nuova Latina

Chiarato del PDL:<>

domenica 28 giugno 2009

Il consigliere del PDL Chiarato chiede che in commissione Espropri si discuta della sua proposta di espropriare e demolire tutte le case sulla sabbia nel tratto compreso tra Foceverde e Capoportiere:

http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/27_06_2009/pag06latina.pdf

E' già qualcosa che qualche consigliere inizi finalmente a parlare di tale argomento. Come detto più volte bisognerebbe vedere quali case abusive hanno sentenze definitive di demolizione e quali invece sono legali (o perchè aventi concessione edilizie fin dall'origine o perchè condonate in seguito).

Le prime andrebbero acquisite gratuitamente al patrimonio del comune per essere demolite, mentre le seconde andrebbero espropriate.

Secondo me inoltre la cosa non dovrebbe limitarsi solo alle case sulla sabbia, ma a tutte le case entro la fascia di inedificabilità della Legge Galasso (300 m dal mare).

DAVIDE

0 commenti su “Chiarato del PDL:<>”

  1. A proposito delle palafitte a Latina mare, riporto queste brevi righe di una puntata di Report di RAI3 di qualche anno fà, in cui si parlava delle vendita dei beni demaniali dello Stato, del Poligono di Nettuno, delle palafitte di Latina Lido e delle immancabili case abusive sulle dune di Fondi:

     http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90127,00.html

    AUTORE
    Per trasferire alla Patrimonio S.p.A. un bene come questo, il Ministro dell'Economia non ha l'obbligo si sentirsi con nessuno, tantomeno con il Ministro dell'Ambiente perché nella legge non è neppure citato. Anzi, incentivando i comuni a guadagnare una percentuale tanto più alta quanto più verrà innalzata la soglia della speculazione.
    Comune di Nettuno: è il comune dove risiede il Poligono. Chiediamo al Sindaco, che progetti avete sul Poligono?

    VITTORIO MARZOLI – Sindaco di Nettuno – Roma
    Le tre fasce, inserendoci pure la spiaggia, diventano tre fasce che potrebbero anche essere armonizzate con quello che dicevamo. Nell'area abbandonata, incolta tutta una serie di servizi, l'area storico archeologica protetta e l'area a mare per servizi balneari e quant'altro. Però va fatto un progetto. Stabilimenti ma sempre con una grande attenzione alla parte ambientale, lì c'è la duna, ci sono gli ultimi tratti di duna come a Sabaudia, come a S. Felice, ci sono gli ultimi tratti di duna mediterranea.

    AUTORE
    Diamo atto al Sindaco di Nettuno di avere a cuore le sorti ambientali dell'inestimabile area del poligono ancora miracolosamente intatta. Ma negli occhi ci scorrono davanti le immagini di quello che accade a poche centinaia di metri da Torre Astura, a Latina Mare. Le immagini si commentano da sole. Possiamo solo dire che questa strada asfaltata che stiamo percorrendo è sulla duna, la stessa di cui parlava il sindaco di Nettuno e che per fare la strada è stata appiattita: Quello che rimane della duna si vede sulla destra, il resto è costruito con queste palafitte di cemento e dove non è costruito è recintato.
    Questa è la fuga della spiaggia di Latina Mare, qui c'era la duna del quaternario, protetta da una legge regionale. Lontana e solitaria, Torre Astura attende.

    GAETANO BENEDETTO – WWF Italia
    Tutto il nostro paese si affaccia sul mare. Abbiamo oltre 8000 km di coste. Il rosso costituisce le zone costiere che sono occupate in forma intensiva, cioè strade, costruzioni, alberghi, porti. Il giallo corrisponde alle zone occupate in termini estensivi cioè case sparse, infrastrutture a ridosso delle fasce costiere e il verde sono le aree libere. Bene. Il rosso è la metà delle coste, un quarto è rappresentato dal giallo e soltanto un quarto è rappresentato dal verde, cioè le aree interamente libere.

    AUTORE
    Comune di Fondi, un centinaio di chilometri a sud di Roma, quasi al confine con la Campania. Qui si trovano gli ultimi scampoli di duna mediterranea, una formazione antica che divideva il mare dai laghi della piana interna. Il Lazio era tutto così, la stessa duna che vide Enea quando decise di aver trovato la terra desiderata.
    La duna è così importante che è protetta dalla legge regionale che dice:
    1) conservazione assoluta della vegetazione esistente (macchia costiera) …. potenziamento con specie tipiche del luogo.
    2) protezione dal degrado della duna litoranea…..ed eventuale ripristino della duna stessa, ove questa risulti manomessa.
    Che dire di questa interpretazione fantasiosa della legge: duna terrazzata con fioriere di gerani dello stabilimento il Tucano. E' stata realizzata un paio d'anni fa.
    Questo è il suo volantino réclame con relativi prezzi….
    E questo è lo stabilimento Tahiti, con la sua personale interpretazione della vegetazione costiera mediterranea trasformata in prato all'inglese. Anche questa recente.
    Senza contare le costruzioni sulla duna stessa. Inutile dire che la legge regionale non solo vieta qualsiasi manufatto sulla duna, ma anche per trenta metri oltre il piede della duna stessa.

    D – Senta, la duna, una precisazione tecnica, è demanio o che cosa?

    LUIGI PARISELLA – Sindaco di Fondi (Latina)
    No, no io credo che comunque c'è grandissima possibilità che noi possiamo affermare quasi al 99,9% che la duna sia di proprietà del comune di Fondi.

    AUTORE
    Non sapere neppure di chi è la duna! Non è certo un buon inizio per proteggerla! O forse… per NON proteggerla.
    Gettate di cemento direttamente sulla spiaggia demaniale, scalette d'accesso che la legge impone di legno e rimovibili e che invece assomigliano tanto a manufatti in cemento della seconda guerra mondiale.
    E poi i campeggi. A Fondi ce ne sono di enormi, tutti rigorosamente sulla duna. Con costruzioni che nulla hanno a che vedere con un campeggio.

    D – Ma si continua a costruire abusivamente.

    LUIGI PARISELLA – Sindaco di Fondi (Latina)
    No. Attualmente l'abusivismo è zero perché il comune quest'anno si è dotato di ben nuovi ventidue vigili urbani, buona parte di essi appunto dislocata per scongiurare i nuovi abusi edilizi.

    AUTORE
    E intanto a Fondi sotto le famose serre, tra pomodori e melanzane fioriscono anche le case. Come questa, con tanto di comignolo e antenna tv. Quando la casa in costruzione sarà terminata, basterà togliere I teli di plastica e il gioco è fatto! Al posto della serra è pronta una casetta al mare, e poi… basterà aspettare la prossima sanatoria

    LUIGI DI BIASIO – Consigliere comunale Fondi (Latina)
    Alle nostre spalle c'è la famosa zona di Selva Vetere dove ci sono tutte costruzioni abusive, per lo più realizzate negli ultimi venti, trent'anni da cittadini di Fondi e che in base alla normativa attuale sono di fatto insanabili. Questi sono terreni che facevano parte del demanio d'uso civico del comune di Fondi.

    AUTORE
    Questo è uno stabilimento costruito interamente su spiaggia demaniale. Il parcheggio delle auto come si vede è sulla duna stessa.

     

  2. Leggo da Latina Oggi che ieri hanno discusso in Commissione Urbanistica di questa proposta di espropriare le case sulla duna.

     
    http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/30_06_2009/pag10borghi.pdf

    Il giornale prima parla di case abusive sequestrata dal Procuratore Gagliardi nel 2002, poi parla di espropri…. Vorrei tornare a ribadire che delle due l’una: o sono abusive, ed allora bisogna mettere in moto i meccanismi della Legge 47/85 e del Dpr 380/01 e passare alla confisca a favore del Comune per la successiva demolizione, o sono regolari ed allora vanno espropriate.

     
    Sia Latina Oggi che Chiarato parlano genericamente di espropri, dando per scontato che tutte quelle case siano legali, quando con molta probabilità ciò è falso, in quanto probabilmente sono più le case abusive che quelle regolari…

     
    Poi anche il metodo… Anziché pagare i proprietari delle case da espropriare con soldi, si vuole ricorrere ancora una volta a questa brutta abitudine della perequazione….  dando volumi su terreni comunali in zona più arretrata..

     O si riqualifica togliendo cemento, oppure è inutile ripulire una zona per devastarne un’altra (anche se interna)…

     Anche il premio di cubatura sarebbe scandaloso… Latina Oggi parla di dare 3 mc ogni metro cubo demolito, un’ aumento del 300%, altro che il tanto discusso 30% del Piano Casa Berlusconi…

    Sarebbero come 10 piani casa messi insieme!!

     
    Eppoi le tempistiche: se aspettiamo i porci comodi dei privati, passeranno anni, ed anzi è probabile che per alcuni di questi la vista del mare non abbia prezzo, neanche il 300% di cubatura in più…

     
    Non possiamo aspettare il 2100 col risultato che ci sarà chi delocalizzerà e chi no…

     
    Per cui l’unica soluzione è l’esproprio (pagato con soldi e non con la perequazione) e demolizioni affidate al Comune di Latina nell’ambito di un piano organico e certo di riqualificazione…

     
    Non dicessero che non ci sono i soldi!! La Cassa Depositi e Prestiti mette ogni anno a disposizione 50 milioni di euro per demolire i manufatti abusivi, ma stranamente, per motivi elettorali nessun comune vuole accedere a questi fondi…


    Per il piano di riqualificazione inoltre ci potrebbe essere il sostegno della Provincia di Latina, che anziché pensare a demolire il Ponte Rosso di Sabaudia, dovrebbe demolire questo sconcio presente al Lido di Latina…

    La Provincia la governano loro (Il PDL). Per cui bando alle ciance!

     

    DAVIDE

  3. Vorrei fare alcune considerazioni relativamente al post di Davide, che apprezzo sempre per la tenacia con la quale porta avanti le sue convizioni, anche abbastanza condivisibi in linea teorica, ma un pò più difficilmente in via pratica.

    >>>Sia Latina Oggi che Chiarato parlano genericamente di espropri, dando per scontato che tutte quelle case siano legali, quando con molta probabilità ciò è falso, in quanto probabilmente sono più le case abusive che quelle regolari…

     A me risulta abbiano ragione Chiarato e Latina Oggi, sono regolari.

    >>>Anche il premio di cubatura sarebbe scandaloso… Latina Oggi parla di dare 3 mc ogni metro cubo demolito, un’ aumento del 300%, altro che il tanto discusso 30% del Piano Casa Berlusconi…

    Forse 300% appare un pò esagerato ma bisogna porre un pò di attenzione alla dislocazione individuata per tali cubature, che non conosco. Quelle abitazioni come già detto, volenti o nolenti, sono regolari e giacciono proprio sulla spiaggia (essendo molte anche palafitte). Spostando l'abitazione, ad esempio, a 1 km dal mare, risulta evidente la differenza in quanto ad appetibilità e relativo valore del bene.

    Infine l'espropriazione forzata deve essere fortemente legata alla dimostrazione del pubblico interesse. In caso di probabile e prevedibile contenzioso, sarebbe da dimostrare – e ci vorrebbe più di qualche buon avvocato che il Comune non ha (vedi rivolgersi a consulenze esterne) per provare a dimostrarlo, e , in caso non ci riuscisse, sarebbero anche dolori.

    "Purtroppo" anche la proprietà privata è riconosciuta un valore da tutelare nel nostro ordinamento e semmai, la causa di tali brutture marine" è più verosimilmente da ricercarsi a monte nella normativa e/o nell'amministrazione, che ne ha reso possibile la costruzione e regolalizzazione.

    Massimo.

  4. X Massimo74

    Qualcuno dovrebbe spiegarmi perchè in tutta Italia le case costruite sulla sabbia sono abusive mentre quelle di Latina  lido no…

    Negli anni alcuni comuni in Sicilia e Calabria hanno demolito diversi km di case abusive una attaccatta all'altra come a Latina mare… A Latina non si può fare…

    Qualcuno dice che quei terreni sulle dune erano fino agli anni 50 di proprietà dell'Ex Onc, che poi li vendette a lotti per essere lottizzati (si dice che alcuni di questi lotti siano andati a politici e parenti di politici di allora)..

    Si dice inoltre che siccome fino al 1967 non era necessaria la concessione edilizia per costruire in aree fuori dal PRG (es. zone agricole), quelle case non avevano bisogno di nessuna licenza…

    Qualche architetto ben informato mi dice che cmq anche all'epoca per costruire sul mare era necessaria una sorta di  autorizzazione ambientale dalla Provincia, che pare non sia mai stata richiesta ed ottenuta… Se così fosse quelle abitazioni sarebbero defacto abusive fin dall'origine, non avendo mai avuto il nulla osta provinciale…

    Inoltre teniamo conto che nel 1974 (con ben 10 anni di anticipo sulla legge nazionale) viene varata dalla Regione Lazio una legge che rende inedificabile la fascia costiera entro i 300 m dal mare…

    Dunque se vi sono case, manufatti ecc. costruiti sulla duna  o entro quella fascia di rispetto dopo il 74 questi sono sicuramente abusivi ed incondonabili…

    Ecco intanto partiamo da questi, poi vediamo cosa fare per quelle case realizzate tra il 1950 e il 1967 e quelle tra il 1967 e il 1974…

    Se poi teniamo conto che quest'architetto ben informato dice che fino al 1976 un tratto di un km di duna a partire da Caportiere in direzione Foceverde era parte integrante del perimetro originale del Parco del Circeo (cartografia originale del 1934) allora capiamo che su questo km vi erano ulteriori vincoli…

    Nel 76 stranamente questo km viene stralciato dal Governo dal perimetro del parco, in quanto giudicato degradato… Poi nel 85 ci saranno invece gli espropri dei laghi di Fogliano, Monaci e Caprolace che cambieranno ancora una volta la cartografia del Parco del Circeo 

    DAVIDE

    PS: La stessa Latina Oggi (direttore Cardarelli) scrisse più volte che negli anni 70 qualche palafitta fu buttata giù dal Comune di Latina in quanto ritenuta abusiva..

    Ora nessuno ha mai spiegato bene se quegli abusi erano stati fatti prima o dopo il 1974, o prima o dopo il 1967… 

    Perchè se erano manufatti realizzati nel periodo 67-74 il comune li avrebbe demoliti in quanto mancanti della concessione edilizia (obbligatoria dopo il 67, anche in aree agricole e fuori dal PRG), mentre se erano manufatti precedenti al 1967 il comune avrebbe riconosciuto che anche se erano fuori dal PRG  non avrebbero potuto essere realizzati senza avere in mano qualche pezzo di carta (autorizzazione provinciale o altro….)

    Se il comune di Latina avesse demolito negli anni 70 manufatti ante 67, avrebbe riconosciuto l'illegalità di tutti quei manufatti trovatisi nella stessa situazione, e dunque tutti meritevoli di demolizione… 

    Sarebbe una cosa rivoluzionaria ed importantissima per la riqualificazione del lido di Latina 

     

  5. Ed ancora una volta il Comune di Latina non riesce a demolire una casa abusiva al Lido di Latina… Sembrava cosa fatta ieri, avevano mandato le ruspe nei pressi del Passo Genovesi (forse anche in vista della tanto attesa riqualificazione di quel luogo archeologico con un giardino circostante, progetto approvato fin dal 2003)

    Ed invece non si capisce il motivo, siccome hanno trovato un camping abusivo (anzichè un parcheggio) hanno deciso di rimandare anche la demolizione della casa…

    Strenezze che avvengono solo a Latina!

     http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/30_06_2009/pag09latina.pdf

    DAVIDE 

      Rispondi
  6. Nuova puntata sulla casa da demolire nei pressi di Passo Genovesi. Pare che ieri il proprietario si sia incatenato all'anagrafe del Comune per protesta contro l'abbattimento.

    Il cronista di Latina Oggi  ricorda che quella casa è stata costruita nel 1974 e la domanda di condono presentata nel 1983 non è stata accolta..

    Giustamente si augura che questa sia soltanto la prima delle case abusive a cadere sotto i colpi delle ruspe, per restituire la duna ed il paesaggio ai cittadini.

    Ma per favore (rivolto ai giornalisti di Latina Oggi), non chiamatele villette abusive… Quelle sono e restano catapecchie….

    E' un' offesa verso le villette, quelle vere!! 

     http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/01_07_2009/pag10borghi.pdf

    DAVIDE

  7. http://iltempo.ilsole24ore.com/latina/2009/07/01/1042513-incatena_sotto_comune_salvare_casa_abusiva.shtml

    La protesta

    Si incatena sotto il Comune per salvare la casa abusiva

    Mariangela Campanone Vogliono demolirgli la casa, si incatena di fronte l'Anagrafe.

    In corso della Repubblica intorno alle 11,30 di ieri mattina sono giunti gli agenti della Digos, quelli della Squadra Volante e i vigili del fuoco: un 61enne, proprietario di una villetta che si trova a Passo Genovese, nei pressi di Foce Verde, si era incatenato al corrimano che si trova sulla rampa di fronte l'ufficio Anagrafe. Il gesto è stato compiuto per protestare contro la demolizione della sua abitazione, che risultava abusiva. Proprio lunedì pomeriggio i tecnici del settore Urbanistica del Comune e gli agenti della Municipale si erano recati sul posto con tanto di ruspe, ma erano stati costretti a rinviare l'operazione di sgombero, a causa di accertamenti relativi ad un'altra area attigua. L'amministrazione aveva disposto che l'immobile fosse completamente demolito perché costruito in una zona sottoposta a vincoli di tutela ambientale, nei pressi di un antico porticciolo. Ma il 61enne, nonostante la procedura giudiziaria fosse stata aperta da diversi anni, ha programmato l'eclatante gesto di protesta e ieri mattina si è legato con una catena, fino a stringerla intorno al collo. Le forze dell'ordine sono giunte sul posto e hanno tentato in tutti i modi di convincerlo a liberarsi, fino a sollecitare l'intervento del 115. I vigili del fuoco con una tronchese hanno quindi tagliato la catena, mentre gli agenti della Digos hanno invitato e convinto il 61enne ad allontanarsi dal posto.

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    01/07/2009

  8. Giulianelli contrario agli espropri delle palafitte ed alla loro successiva demolizione.. Dovrebbe però ricordare che la demolizione delle case e delle palafitte rientra nel famoso "Concorso di idee per la marina di Latina" approvato nel 2004 e i cui i vincitori sono stati premiati nel 2006.

    Nelle premese di quel bando si diceva che sulla Marina di Latina vi erano circa 600 mila metri di edilizia residenziale, di cui 300 mila abusivi.

    Quindi dire che al Lido di Latina non vi siano case abusive è molto azzardato (mi rivolgo a Massimo74 in questo caso).

    Non è che mi aspettassi molto dalla proposta di Chiarato, ma almeno ha avuto il merito di far venire allo scoperto chi è contro le demolizioni mediante espropri.

    Evidentemente ad una parte della ex Forza Italia ciò non stà bene.

    http://iltempo.ilsole24ore.com/latina/2009/07/02/1042909-giulianelli_lido_niente_demolizioni.shtml

    Comune

    Giulianelli: «Al lido niente demolizioni»

    Giulianelli sfida Chiarato.

    Il presidente della commissione Avvocatura ha replicato seccamente alle dichiarazioni del collega dei Lavori pubblici, sulla necessità di affrontare con urgenza il tema degli espropri e delle demolizioni delle abitazioni al lido. «Innanzitutto voglio dire a Chiarato, che l'argomento non compete alla commissione Espropri/Avvocatura -ha affermato Giulianelli- poi in secondo luogo aggiungo che non sono affatto d'accordo con la linea del collega. Le abitazioni non vanno demolite, semmai occorre che vi sia una trattativa fra il Comune ed i privati. Anzi, sposo proprio questa iniziativa, che ritengo utile e necessaria per trovare una soluzione definitiva al problema». Lo stop di Giulianelli a Chiarato, rischia di creare adesso una piccola spaccatura all'interno del Pdl stesso. Di sicuro, stando alle dichiarazioni del presidente, il tema delle demolizioni non sarà trattato nella prossima seduta della commissione Avvocatura.

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    02/07/2009

     

  9. Ciao Davide,

    quando parli di 600 mila metri (cubi ?) credo ti riferisca a tutto l'edificato che si sviluppa sino all'entroterra della marina fino a dopo foce verde per un paio di chilometri, mentre nel precedente post si parlava delle brutte palafitte che sviluppano a occhio e croce qualche migliaio di metri cubi sparsi qua e là. Io mi riferivo evidentemente a queste e non mi pare abbia mai parlato di tutta l'edilizia marinese latinense, quindi non mi sembra di avere "azzardato" più di tanto come sostieni tu.

    Tuttavia cercherei di non confondere i casi, numerosissimi, di abusivismo con quelle regolari, seppur brutte, antiestetiche, deturpatrici e quant'altro. Le strade da poter proseguire credo tu sappia siano ben differenti (sempre se crediamo di poter dare ancora un certo valore alla Legge). Per le prime sarà bene – e sono d'accordo con te- avviare la procedura necessaria per l'abbattimento, ma per le ultime credo possano esserci solo due possibilità:

    – la prima è l'esproprio per pubblica utilità (con risarcimento monetario del valore di mercato dell'immobile naturalmente): ma questo, a mio avviso, potrebbe essere avviato solo in caso di approvazione di progetto del porto a livello definitivo con connessa riqualificazione della marina. A questo proposito mi piacerebbe sapere se sei informato sulle motivazioni per le quali è possibile procedere con l'esproprio forzato di un bene privato. Certo, in alcuni regimi dittatoriali era molto più facile….Anzi, in alcuni ti stampo prettamente comunista non sussisteva nemmeno il problema: tutti i beni erano di proprietà del grande e magnanimo "stato"!

    – la seconda, come dice Giulianelli, trattando con il privato.

    Tu conosci per caso altre strade oltre a presentarsi sul corpo del reato, di notte, con l'escavatore, tirare giù tutto e poi scappare? 🙂

    Ti saluto cordialmente.

    Massimo

     

     

  10. X Massimo74

    Non capisco perchè tu, come d'altronde tutti i giornali locali, leghi la riqualificazione della fascia costiera Capoportiere-Foceverde, alla realizzazione del porto.

    Sono 2 cose che dovrebbero viaggiare separatamente. Anzi nel programma 2002 di Zaccheo si parlava solo di riqualificazione. Poi non si sà come e perchè, presentarono nel 2004 i primi schizzi di quel progetto. Un pò come avvenuto con la Metro Leggera, non era nel programma del sindaco, ma poi improvvisamente cominciare a fare studi di fattibilità (che tu non reputi tali) e bandi di project financing.

    Quel progetto non ha mai specificato i costi, gli eventuali finanziatori, senza considerare che anche all'epoca di Storace non era previsto in nessun piano regionale dei porto (fatto dallo stesso Noli negli anni 90 che poi è andato a progettare il porto di Foceverde).

    Per non parlare poi dei vincoli, ambientali, paesaggistici ed idrogeoloci che anche il nuovo PTPR della Regione Lazio ha confermato. PEr non parlare del fatto che i terreni sono della Sogin che non vuole cederli a costo zero. Per non parlare del fatto che la stessa Sogin pochi mesi fà ha fatto richiesta di fare un grosso invaso sul Canale Mascarello, per far depositare le acque di scarico della centrale nucleare.

    Insomma al 90% non se ne farà niente.. Guarda Anzio! Sono 10 anni che stanno combattendo con La Regione Lazio, e dopo svariate conferenze dei servizi, ancora non riescono a venirne fuori. Per fare un ampliamento, mica un porto nuovo da zero!

    Detto questo parliamo delle case abusive. Nel bando si parlava di 300 mila metri cubi riferiti alla fascia costiera tra Foceverde-Capoportiere e nella zona di rispetto dei 300 m dal mare.

    Ora quella cubatura è pari a quella di Punta Perotti a Bari. Abbiamo una punta perotti distribuita sul territorio e non ce ne siamo accorti?

    Cmq sia sulle palafitte i dubbi sono tanti. Se il Comune di Latina chiarisse una volta per tutte come stanno le cose, farebbe una grande opera di comunicazione.

    DAVIDE 

  11. X Massimo74

    Ripeto, innanzitutto bisognerebbe appurare tutta la storia di quei lotti venduti dall'ex Onc e vedere se non sia configurabile in qualche modo una lottizzazione abusiva per mancanza di autorizzazione provinciale.

    In quel caso visto che il reato è inprescrittibile, qualsiasi pm potrebbe intervenire per far sequestrare tutto. Penso ad esempio al pm Miliano, che negli ultimi anni ha sequestrato ed in alcuni casi fatto  confiscare dai tribunali lottizzazioni abusive a Fondi e Sabaudia (la più celebre quella dei Ciurli a Fondi con contestuale abbattimento).

    Se invece non vi è lottizzazione abusiva, ed è tutto regolare  allora bisognerebbe procedere all'esproprio dopo aver approvato un piano di riqualicazione. Partire dai risultati del Concorso di idee mi sembrerebbe una buona idea…

    Il fatto è che le commissioni, in particolare quella urbanistica sono in tutt'altre faccende affaccendate.

    DAVIDE 

  12. Interessante articolo di Parvapolis sulla casetta abusiva di Passo Genovesi:

    http://www.parvapolis.it/page.php?id=45503

     

    04 Luglio 2009

    Ivan Eotvos

    Pippo Franco non abita più qui

    Passo Genovesi, oggi, è il nec plus ultra del degrado. Con storie di ordinaria disperazione…


    "Tutti al mare" cantava Pippo Franco in alcuni suoi vecchi film. Poi con costumino di cotone si accingeva ad uscire dalla baracca abusiva costruita a bordo spiaggia calzando una cuffia di gomma, le pinne e gli occhiali. Se qualcuno volesse rivivere il clima degli anni sessanta/settanta potrebbe andare in spiaggia dalle parti di Passo Genovesi, dove sommersi in un mare di verde (per lo più canneti testardi e selvaggi che crescono in barba agli sforzi umani di bonificare) può certamente godere di uno splendido panorama. Il mattino presto solo pochi avventori, i magrebini che preparano la loro mercanzia nei carretti e il silenzio mai completo del mare. Peccato per la casa abusiva che trovate alle vostre spalle, costruita in un suolo che oggi dovrebbe essere di pubblico uso e abitata da un ex fabbro 63enne che afferma di averla costruita nel 1973, di aver fatto richiesta di bonifica nel 1983 e di aver appreso che era da abbattere nel 2000. Nel frattempo erano state abbattute decine di strutture abusive come quella, un'intera generazione di palazzine cadute nella guerra all'abusivismo imperante nella quale il signor Raimondo Di Meo (così si chiama l'occupante della casa sul mare) sembra essere l'ultimo giapponese inconsapevole del fatto che la guerra è finita e che l'abusivismo avrebbe (almeno in termini storici) perso. Invece che dichiararsi sconfitto il signor Di Meo ha visto bene di incatenarsi al corrimano dell'ufficio anagrafe di Latina per un' ora salvo essere stato rimandato a casa (previo sequestro di catena e cartello) in seguito ad un episodio sicuramente spiacevole. Lunedì la Polizia Municipale si era presentata davanti all'abitazione abusiva (che Di Meo ai nostri microfoni ci tiene a non definire villa, in quanto fatta dallo stesso signor Raimondo con materiali di scarto) con l'ordinanza di abbattimento. Ora Di Meo dice di non avere altro posto dove andare e di chiede l'aiuto del Comune come se questa situazione si fosse formata oggi e non in decine di anni di irregolarità. Afferma di vivere con la sola pensione e che i figli non lo possono aiutare (ne avrebbe tre). Il Comune da parte sua fa sapere dagli uffici di via Duca del Mare (sede dei servizi sociali) di essere oggi "sulla questione" come ha affermato l'assessore Galetto che aggiunge "non eravamo informati di questa situazione che riguarda versanti tecnici del lavoro di gestione che a noi non competono, ma appena il signor Di Meo ha manifestato noi abbiamo cominciato a pensare ad una soluzione e stiamo tramitando. Il signor Di Meo qui non si è mai presentato per cui non potevamo sapere. Non possiamo aggiungere altro per questioni di privacy ma ci stiamo adoperando". Raimondo di Meo intanto afferma di vivere nella paura di uscire un giorno di casa e di trovarsela distrutta dalle ruspe, anche se era incatenato davanti a decine di tecnici comunali e avendo lasciato la casa incustodita se la trovava intatta. Difficile pensare ad un blitz, anche se la situazione di quel terreno va certamente sanata perché è irregolare alle fondamenta. L'abbattimento è inevitabile come lo spostamento dell'ex fabbro in pensione da un'altra parte. Per quanto si possa comprendere l'ingenua posizione del signor Di Meo non si può che prendere atto della situazione di grave irregolarità in cui è nata la casetta sul mare che il signor Raimondo definisce "come una mia figlia, l'ho fatta nascere e crescere" ma in realtà è proprio come lui. Ingenua nella progettazione, con necessità di una gran quantità di energia per funzionare (è impossibile da riscaldare visto che entra aria ovunque) e difficile da vivere. Perché questo giapponese solitario che ancora scruta il cielo alla ricerca degli aerei nemici non si rassegna, si fa aiutare e abbandona l'isola deserta fatta di illusioni, di sogni infranti e di statuette da giardino? e come mai ci è voluto tanto tempo per arrivare questo punto?
    Tutte queste domande se le possono certamente porre coloro che al mattino si avventurano nelle tranquille ed anacronistiche spiagge nel versante di Passo Genovesi. Oltre a questo si domanderà da quanto tempo ci sia quel camping che sorge di fianco all'abitazione e che espone dei giochi per bambini lasciati ad arrugginire sulla sabbia e di dubbia sicurezza che se fossero esposti in un bar o un parco giochi causerebbero lo sdegno e la diffidenza di ogni madre attenta. Uno di questi, tanto per citarne un altro non è che il sostegno di una altalena con delle corde di nylon legate come dei cappi, nei quali i bimbi magari possono appendersi o giocare all'impiccato se preferiscono. Alle spalle del camping ci sono altre roulotte ma è difficile pensare che si tratti di villeggianti visto che sono li tutto l'anno e che le donne sono in abiti tutt'altro che estivi (indossano grandi gonnoni e avvolgono i bimbi in grossi foulard). Insomma tra case abusive, giochini suicidi per i bimbi, camping che sembrano villaggi post nucleari uno non si accorge, se non lo sa prima, che immerso in quel feroce miscuglio di natura libera, ruggine legno e fumo di barbecue si trova un reperto storico come il ponte di Passo Genovesi che potrebbe essere un fiore all'occhiello delle nostre spiagge e invece è un pugno nell'occhio per chi lo guarda. L'estate è già cominciata e (pioggia permettendo) ormai in molti si godono un po' di meritato riposo tra queste "meraviglie" con placida rassegnazione. Ma se è vero come è vero che anche Pippo Franco (con il quale abbiamo cominciato il nostro viaggio e ci scuserà per averlo usato come espediente letterario) ha nobilitato i suoi sforzi balneari ed oggi sia, tra le altre cose un giurato di eccezione di concorsi letterari ed ha abbandonato i filmetti goderecci da spiaggia degli anni che furono, anche le spiagge di Latina meriterebbero di fare una crescita strutturale e paesaggistica. Una cosa giusta al 100% il signor Raimondo Di Meo ai nostri microfoni l'ha detta. "sarebbe davvero ingiusto che si faccia tutto questo casino per poi regalare questi spazi a dei privati o negarli al pubblico. Io vorrei tornare qui un giorno e vedere che tutti i cittadini godono di questi posti" e anche se si può obbiettare che non sono ad uso del pubblico nemmeno oggi, si può tranquillamente affermare che è la speranza di ogni cittadino.

  13. Riecco che ci risiamo! Ogni volta che c'è da buttare giù una casa abusiva i proprietari cominciano a fare i matti, dicendo che si danno fuoco o si buttano dal tetto.

    Era già accaduto a S.Felice all'inizio del 2008 quando le ruspe dovevano demolire una casa realizzata nel 2007. La proprietaria E. C. minacciò di darsi fuoco.

    Nel corso del 2009 la procura di Latina tentò un nuovo blitz,con polizia e carabinieri, ma la ruspa fu bloccata dai tronchi di pini tagliati messi sulla strada di accesso, e dalle proteste dei vicini..

    Poi si disse che il Comune di S.Felice gli avrebbe dato una casa di sua proprietà ma bisognava prima procedere all'autodemolizione dell'altra.

    Autodemolizione di cui non se ne è più saputo nulla!

    Ora veniemo a sapere che anche a Foceverde per la seconda volta si blocca la demolizione perchè S.D.M. minaccia di buttarsi dal tetto! E buttati!

    A breve pubblicherò la sentenza del Tar che ha respinto il ricorso di S.D.M.

    Occorre far rispettare la legge! Che razza di centrodestra c'è a Latina e in Italia??

     http://www.dagolab.eu/public/LatinaOggi/Archivio/09_07_2009/pag12latinascalo.pdf

    DAVIDE 

  14. Nell'articolo di Latina Oggi si dice che il proprietario minacciava di "gettarsi nel vuoto"!

    Con quella casa di un solo piano, nel peggiore dei casi avrebbe rischiato di fratturarsi una gamba.

    Mi domando come mai le forze dell'ordine non siano salite sul tetto a prenderlo..

    Tutta questa storia è semplicemente ridicola! 

    Tra l'altro nei giorni scorsi l'assessore Galetto ha detto che l'uomo risultava sconosciuto all'ufficio servizi sociali, non avendo mai fatto richiesta di  accedere a tali servizi.

    Probabilmente non è iscritto neanche alle liste delle case popolari. Non vorrei che tutta questa scenata sia fatta per farsi assegnare qualche casa popolare scavalcando così chi è in attesa da anni..

    Quella si sarebbe una vera ingiustizia..

    Certo il Comune di LAtina dovrebbe avere delle case popolari per permettere per un periodo temporaneo l'alloggio di chi si trova in urgenti sitazione disagiate.

    Nulla contro questo alloggio temporaneo, ma poi si deve mettere in lista per le case popolari come gli altri.

    Piuttosto il Comune di Latina deve sbrigarsi  a far realizzare all'Ater le case popolari all'ex Svar e nella zona di Pantanaccio.

    Tra vecchie richieste e nuove (magari sopravvenute a seguito di qualche istanza di condono rifiutata) la situazione diventa ogni giorno più bollente. 

    DAVIDE 

  15. davide ha scritto:

    Occorre far rispettare la legge! Che razza di centrodestra c'è a Latina e in Italia??

    Spero che questa sia la riflessione che si siano fatti anche chi li ha votati. E magari anche senza la connotazione "centrodestra", perché il passare alla leggera su alcuni problemi non penso sia nel programma di qualche partito/zona politica.

    Enrico

  16. Interessanti novità dal servizio Avvocatura del Comune di Latina. Si dice che 12 abitazioni potrebbero essere espropriate e poi demolite.

    Ora la domanda sorge spontanea: significa che nel tratto tra Capoportiere e Foceverde solo 12 abitazioni sono regolari, mentre le altre sono abusive, in attesa di condono o con sentenza di demolizione (o ordinanza)  passata in giudicato?

    Significherebbe che per tutte queste case la procedura da seguire  è quella dell'immissione gratuita a patrimonio comunale per la successiva demolizione ?

    Se fosse così, cioè che solo 12 case sono legali sarebbe una notizia rivoluzionaria! 

     Finalmente si inizia a fare un pò di chiarezza su questo lungomare!

    http://iltempo.ilsole24ore.com/latina/2009/07/14/1047056-case_abbattere_lido_legali_comune.shtml

     

    Case da abbattere al lido «Ok» dai legali del Comune

    Vincenzo Arma Il servizio Avvocatura, guidato dall'avvocato Francesco Di Leginio, ha dato il «sì» alla proposta lanciata da Gianni Chiarato, per verificare la fattibilità dell'abbattimento delle case comprese tra Capo Portiere e Foce Verde.

    Dodici le abitazioni in questione. Per andare avanti nella procedura serve una pianificazione e la definizione di «pubblica utilità» della questione. «Vogliamo restituire gli spazi pubblici ai cittadini» dice Chiarato. Della stessa idea il suo collega Tripodi: «Vogliamo accelerare la procedura – dice Tripodi – cercando anche bandi per finanziamenti regionali e europei che ci permettono di avere le risorse necessarie». Due le procedure possibili: la compensazione economica o la perequazione, attraverso la cessione di terreni utili per costruire altrove le abitazioni.

    Vai alla homepage

    14/07/2009

  17. Comunque mi restano perplessità. Bisognerebbe prima demolire quelle abusive ed incondonabili, visto che andrebbero nella disponibilità comunale senza spendere una lira.

    Poi si dovrebbe passare a quelle poche legali.

    Intanto ecco una "sentenza breve del Tar" che conferma l'immissione al patrimonio gratuito di una casa abusiva eretta in via Gorgoglicino (il provvedimento del Comune di LAtina è del 15 Aprile 2009).

     

  18. Ecco un'intervista a Moscardelli nel 2002, all'indomani del sequestro del lungomare da parte del procuratore Gagliardi, dove si diceva anch'egli favorevole alla demolizione delle case abusive.

    Sono passati 7 anni e tutto è come allora!

    http://www.parvapolis.it/page.php?id=8912

     

    23 Febbraio 2002

    Mauro Cascio

    Latina. Litorale. Solo la magistratura ha risvegliato AN? Claudio Moscardelli: «In nove anni non hanno mai fatto nulla. Oggi promettono…»


    «Per la marina serve un progetto complessivo che sia in grado di legarla
    alla città facendone il volano di uno sviluppo più amplio ed articolato».
    Osserva Claudio Moscardelli, di Democrazia e Libertà – Margherita:
    «Una singola opera, per quanto importante, rischia di essere insufficiente
    per far partire davvero lo sviluppo. Perciò l'offerta del mare, il Parco
    del Circeo, i laghi costieri, le strutture turistico-alberghiere,
    le terme, il centro convegni, il porto di Rio Martino, gli impianti
    per il turismo sportivo debbono costituire un articolato sistema
    turistico da legare alla città e all'offerta di servizi e di cultura
    che potrebbe offrire a supporto, come la Biblioteca Stirling, il parco
    archeologico di Satricum, l'Università, il Teatro, il Museo, la Pinacoteca.
    L'autostrada cittadina sull'asse Latina Scalo – Mare, promuovendo se
    possibile il concorso di privati, dovrà essere la prima opera pubblica
    ad essere realizzata per consentire il raggiungimento di tre obiettivi:
    il decongestionamento del traffico e lo sviluppo del trasporto pubblico,
    il collegamento e l'integrazione dei nuovi quartieri con la città e il
    sostegno allo sviluppo turistico della marina. Con l'autostrada cittadina
    Latina Scalo – Mare verrà realizzata la prima linea di pista ciclabile che
    attraverserà così tutta la città fino al mare».

    «Il nodo poi da sciogliere è la pedonalizzazione del lungomare. Come fare?
    La nostra proposta è indicata nel progetto di turismo integrato e prevede
    la realizzazione di una strada dorsale parallela al lungomare, all'altezza
    del canale Mastropietro a circa 700 metri dal Litorale. Questa dorsale
    è prevista dal vecchio Piano Particolareggiato ed è stata conformata
    dal nuovo PRG. In presenza di questo asse stradale del Mastropietro,
    sarebbe possibile realizzare tutti i progetti che servono a riqualificare
    la marina; da questo nuovo, attrezzato e moderno lungomare, partirebbero
    delle strade verso il mare con ai lati i parcheggi per le auto ed i servizi.
    La realizzazione graduale di queste direttrici consentirebbe di pedonalizzare
    prograssivamente l'attuale lungomare. Tutto ciò si può concretizzare
    in tempi medio lunghi, ossia parte nella prima e parte nella seconda
    legislatura con l'obiettivo di realizzare tutti i servizi turistici
    a monte del lungomare. I servizi sulla spiaggia disciplinati con il P.U.A.
    debbono essere completamente rimovibili a fine stagione. Oggi ci troviamo
    di fronte ad un Piano che il Comune ha presentato in Regione con anni di ritardo
    e che non va bene perché soddisfa le esigenze di pochi soggetti, mentre
    andava fatto un bando pubblico per favorire la libera concorrenza.
    In secondo luogo questo piano spiaggia è invasivo perché prevede opere
    in cemento e in muratura sulla spiaggia, contraddicendo così ai proclami
    di An. Gli strumenti di demolizione delle opere completamente abusive
    e dell'esproprio con indennizzo per quelle opere dotate di concessione
    o di sanatoria debbono essere inseriti nell'ambito di un programma
    condiviso di riqualificazione della marina.
    Vi è una specie di "baraccopoli" a ridosso delle costruzioni del lungomare
    che deve essere eliminata perché di ostacolo ad un programma condiviso di
    riqualificazione. Le case sulla duna (palafitte) non servono e vanno
    demolite o riconvertite a servizi, mentre per i servizi (albergi,
    stabilimenti, ristoranti), nella fase di transizione, ossia nella fase
    della riqualificazione del lungomare e della marina secondo il progetto
    indicato, è possibile transitoriamente mantenerli sulla base di un'adesione
    condivisa al programma indicato per la marina, favorendo un atteggiamento
    collaborativo degli operatori e dei privati in genere, che si trovano
    con insediamento sulla spiaggia che non possono espandersi e non
    saranno competitivi con i nuovi che si insedieranno a monte del lungomare.
    L'obiettivo e liberare la duna per davvero riqualificare la marina.
    Perché oggi AN dopo nove anni di inattività e di inconcludenza,
    sotto la pressione dell'azione della magistratura, parla di abbattimenti
    e di progetti per il futuro della città? Non sono credibili gli attuali
    proclami, potevano realizzare quanto oggi promettono nei nove anni
    avuti a disposizione».

  19. L'articolo del Corriere della Sera sullo storico sequestro di palafitte ed altre strutture nel 2002:

    http://archiviostorico.corriere.it/2002/febbraio/03/Abusi_edilizi_sequestrato_litorale_Latina_co_0_0202031675.shtml

    L' operazione ha interessato sette chilometri di costa. Il giudice: deturpano il lungomare, ora bisogna demolirli

    Abusi edilizi, sequestrato il litorale di Latina

    La Procura fa sigillare alberghi, bagni, locali e case. Applicati a sorpresa due articoli del Codice della navigazione

     

    DAL NOSTRO INVIATO LATINA – La macchia mediterranea è spelacchiata e le dune sono dune che si fa per dire. Ma quei 7 chilometri scarsi di spiaggia sono l' unico mare che ha Latina. E da ieri vantano un primato: sono il primo lido cittadino praticamente tutto sotto sequestro. Non la sabbia, ma le costruzioni che ci stanno sopra: alberghi tre stelle, ristoranti, stabilimenti balneari, villette a palafitta, baracche. Già 25 (non ce ne sono molte di più), sono state sigillate con i nastri bianchi e rossi e il cartello della Guardia Costiera, una maxi-operazione ordinata dal procuratore capo di Latina, Antonio Gagliardi, che ha applicato, a sorpresa, gli articoli 54 e 55 del Codice della navigazione. Con cui si vieta di costruire a meno di 30 metri dall' arenile demaniale senza specifica autorizzazione. Le fondamenta sotto sequestro invece affondano abbondantemente in questa «fascia di rispetto». Comprese quelle dei circoli di Poste, Enel e Provincia. E il circolo velico «Pro Mare» dove vanno i dipendenti della Capitaneria di Porto. E la discolive Cancun. Su questi quasi 7 mila metri di litorale pontino (parente povero della mondana Sabaudia, 25 chilometri più in là), tra le località Capoportiere e Foceverde, l' operazione è scattata a metà mattina, scandita da 25 ordinanze firmate dai gip Giuseppe Carrio e Aldo Morgigni, ed eseguita da Capitaneria di Porto di Anzio, guardie forestali e vigili urbani di Latina. Nessun problema di ordine pubblico (resta la facoltà d' uso, per ora non si chiude), qui lo sanno bene di essere abusivi, però nessuno ci faceva più caso. Non il procuratore capo Antonio Gagliardi, 71 anni, da Nola, magistrato ecologista (due anni fa Fulco Pratesi gli ha infilato la maglia rosa per l' Ambiente), che ha già abbattuto brutture fuorilegge a Fondi, Sabaudia e San Felice Circeo, a Gaeta ha riaperto i passaggi al mare. Spiega: «Il nostro lungomare è deturpato da edifici orrendi, bicocche, case costruite su pilastri a vista». C' era un problema: «Trattandosi di costruzioni vecchie anche di 30 anni, applicare le norme urbanistiche non era possibile, i reati risulterebbero prescritti». Ed è qui che viene comodo l' articolo 55 del Codice della navigazione (il 54 è accessorio): «Perché il reato non si estingue, ma permane fino alla rimozione del manufatto», si compiace il procuratore che spera in una pronta demolizione. «Quelle costruzioni mi stanno sullo stomaco, lo dico come cittadino. L' amministrazione ne aveva previsto l' esproprio col piano regolatore, io gliele offro gratis. E spero che la mia iniziativa sia d' esempio per altre procure, la costa italiana è piena di mostri abusivi». Legambiente esulta. Ora tocca al Comune. Che può concedere l' autorizzazione e salvare le costruzioni. O mandare le ruspe. Il sindaco Aimone Finestra (di An, in carica da 8 anni), tace. Dal municipio dicono: «Prima vogliamo vedere bene le carte, ci risulta che già tre proprietari siano in regola». La pescheria «Vittorio e Maria» è il primo edificio «sigillato». Marito e moglie, lui ha 65 anni, ex pescatore, ora non esce più perché ha l' ernia. Dietro ci abitano in tre, 60 metri quadri. «Siamo abusivi, ma per Latina questo è un monumento, è la pescheria più vecchia, ho cominciato a 8 anni col pesce poggiato sulla sedia, se ci mandano via ci levano un pezzo di cuore». Il ristorante Boca Chica, 840 metri quadri coperti, spaghetti con vongole a 7,40 euro, chiude il litorale di Latina. «Nel 1994 ho pagato 106 milioni di lire, ovvero 54.770 euro di concessione demaniale» ricalcola il consocio Massimiliano Guadagnoli. «Se sono abusivo allora quella era un' estorsione. E poi mica è colpa mia se il mare ha eroso la spiaggia: ne avevo 150 metri, me n' è rimasta una striscia». Giovanna Cavalli La scheda L' ARTICOLO Per poter procedere con i sequestri, la Procura ha applicato l' articolo 55 del Codice della navigazione, che prescrive l' autorizzazione per costruzioni che si trovano entro 30 metri dal limite demaniale. Utilizzando questo sistema è stato possibile evitare la prescrizione, nella quale, invece, si sarebbe incorsi applicando le leggi in materia urbanistica. È il primo provvedimento del genere in Italia LO STRATAGEMMA Uno «stratagemma», quello di rifarsi al Codice della navigazione, che ha consentito di chiedere e ottenere il sequestro dopo un lungo lavoro di ricostruzione dei diversi passaggi amministrativi e catastali che hanno portato alla realizzazione di opere sulla battigia o a ridosso della duna costiera. Molte strutture, infatti, sono state realizzate diversi anni fa e il sequestro sarebbe stato impossibile L' AUTORIZZAZIONE Per essere costruiti, gli immobili dovevano ottenere un' autorizzazione demaniale che, invece, è inesistente e ora per evitare la demolizione dovranno presentare domanda al Comune che nel frattempo ha ricevuto le competenze che prima erano del Demanio I SEQUESTRI I sequestri hanno riguardato alberghi, abitazioni private, esercizi pubblici e anche stabilimenti balneari della Provincia, dell' Enel e delle Poste

    Cavalli Giovanna

    Pagina 21
    (3 febbraio 2002) – Corriere della Sera

     

  20. N. 00560/2009 REG.SEN.

    N. 00397/2009 REG.RIC.

    REPUBBLICA ITALIANA

    IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

    Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio

    sezione staccata di Latina (Sezione Prima)

    ha pronunciato la presente

    SENTENZA

    ex art. 21 e 26 della legge 1034/71 e successive modifiche e integrazioni,
    Sul ricorso numero di registro generale 397 del 2009, proposto da:
    A.D., G.D., rappresentati e difesi dall'avv. M.M., con domicilio eletto presso M. Avv. M. in Latina, via ………… n. …..;

    contro

    Comune di Latina in Persona del Sindaco P.T., rappresentato e difeso dall'avv. Francesco Paolo Cavalcanti, con domicilio eletto presso Francesco Paolo Avv. Cavalcanti in Latina, C/Oavv.Ra Com. Latina via Farini 2;

    per l'annullamento

    previa sospensione dell'efficacia,

    dell'ordinanza n. 14817/4906 prot. n. 42151/41579 del 15 aprile 2009 emessa dal Settore Urbanistica Ufficio Antiabusivismo del Comune di Latina con la quale veniva disposta l'acquisizione gratuita del terreno di proprietà, sito in Latina alla strada G. n. ….. sul quale insistono opere abusive realizzate in favore del Comune intimato e contestuale ordine di sgombero.

    Visto il ricorso con i relativi allegati;

    Visto l'atto di costituzione in giudizio del Comune di Latina in Persona del Sindaco P.T.;

    Viste le memorie difensive;

    Visti tutti gli atti della causa;

    Relatore nella camera di consiglio del giorno 04/06/2009 il dott. Davide Soricelli e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

    Avvisate le stesse parti ai sensi dell'art. 21 decimo comma della legge n. 1034/71, introdotto dalla legge n. 205/2000;

    Ritenuto che il ricorso sia manifestamente infondato in quanto: a) l’acquisizione gratuita al patrimonio del comune costituisce una sanzione conseguente all’attività edilizia abusiva e alla mancata ottemperanza all’ingiunzione a demolire e prescinde dalla esistenza di uno specifico interesse pubblico; b) l’esistenza di un contenzioso in sede penale in ordine all’abusività delle opere (o meglio in ordine all’esistenza del reato previsto dall’articolo 44, lett. a) del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) non impedisce all’amministrazione di adottare le sanzioni conseguenti all’inottemperanza all’ingiunzione alla demolizione, che non risulta neppure essere stata contestata in sede giurisdizionale amministrativa e che pertanto è ormai inoppugnabile; c) neppure è stata denunciata la mancanza dei presupposti per l’adozione dei provvedimenti previsti dall’articolo 31 del D.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 e dall’articolo 15 della legge regionale 11 agosto 2008, n. 15;

    P.Q.M.

    il Tribunale amministrativo regionale del Lazio, sezione staccata di Latina, definitivamente pronunciandosi sul ricorso, lo respinge.

    Condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che liquida in complessivi euro nillecinquecento.

    Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.

    Così deciso in Latina nella camera di consiglio del giorno 04/06/2009 con l'intervento dei signori:

    Francesco Corsaro, Presidente

    Davide Soricelli, Consigliere, Estensore

    Antonio Massimo Marra, Primo Referendario

         
         
    L'ESTENSORE   IL PRESIDENTE
         
         
         
         
         

    DEPOSITATA IN SEGRETERIA

    Il 09/06/2009

    (Art. 55, L. 27/4/1982, n. 186)

    IL SEGRETARIO

  21. Riporto questa vecchia news di Parvapolis del 2002 che nessuno ricorda.

    Così, tanto per schiarire le idee a Chiarato, Giulianelli e De Simone. Non servono espropri, serve applicare le sentenze passate in giudicato dei tribunali, anche per le cosidette "palafitte".

     http://www.parvapolis.it/page.php?id=8629

     

    05 Febbraio 2002

    Mauro Cascio

    Latina. Dopo il sequestro del Litorale, Legambiente: «La Magistratura è oggi l’unico organismo istituzionale che ha a cuore le questioni ambientali»

    Legambiente si trova in piena sintonia con l’azione della magistratura: si faccia chiarezza
    su eventuali conformità alla legge di alcuni immobili e sulle autorizzazioni di cui sarebbero
    in possesso i proprietari, ma ciò non diventi l’ennesimo ostacolo per vanificare la legalità
    su un’area, come quella del litorale, da sempre oggetto di scambio tra amministrazioni
    disattente e "nuovi" privilegi per "antichi" privilegiati.

    «Esiste una sentenza definitiva della Corte di Cassazione datata di qualche anno, che imponeva
    l’abbattimento delle "palafitte" sulla duna. Le procedure per l’abbattimento erano e sono
    di competenza del Comune di Latina. La domanda è: le sentenze definitive della Cassazione sono
    applicabili a discrezione dell’Ente locale? Giuridicamente parlando sembra proprio di no, ma
    dalle nostre parti sembra proprio di sì.
    Infatti nelle procedure di attuazione del PUA (Piano di Utilizzazione dell’Arenile) approvato
    dal Comune di Latina due anni or sono, ai proprietari di quelle stesse "palafitte"
    l’amministrazione concedeva una clausola molto vantaggiosa: in cambio dell’abbattimento si
    concedeva il diritto di perequazione (la possibilità di costruire un po’ più in là a spese
    della collettività), ipotesi non contemplata da nessuna norma dello stato di diritto attuale
    del nostro paese.

    Tra l’altro circa tre fa, il Consiglio comunale approvò 4 varianti al Piano Regolatore vigente
    (mentre se ne discuteva la variante generale) che interessavano il litorale, al fine di
    consentire l’ampliamento e la creazione di strutture ricettive in funzione del Giubileo del
    2000; tra queste realizzazioni risultava l’approvazione ad innalzare di 4 piani un noto
    albergo a Capoportiere (che ne realizza attualmente 3), in zona demaniale interessata da ampi
    fenomeni di erosione. Il particolare curioso riguardava il fatto che questa e le altre
    varianti furono approvate in sede "politica" malgrado il parere contrario degli uffici
    comunali preposti all’istruttoria.
    Legambiente condivide in pieno l’azione della Magistratura che pare essere l’unico organismo
    istituzionale presente in Provincia che ha impresso una svolta sulle questioni ambientali:
    quando ancora ci vorrà per vedere risultati concreti anche nella elaborazione e nella
    programmazione politica che faccia della tutela e della valorizzazione del patrimonio
    naturale una vera e propria risorsa economica?
    All’azione della Magistratura che ha carattere puramente repressivo deve affiancarsi una
    azione di indirizzo e di educazione che spetta decisamente agli enti locali».

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