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Prato Inglese

venerdì 25 luglio 2008

Prendendo spunto dai commenti alla notizia  Inaugurazione di un nuovo giardino nel traffico urbanohttp://www.q4q5.it/modules/news/article.php?storyid=2877  vorrei fare qualche considerazione sul verde pubblico. Vi siete mai chiesti perché l’erba rasata si chiama “prato inglese”? Al di la dell’ovvia risposta, c’è invece dietro un serio risvolto climatico: in Inghilterra il prato inglese si ottiene semplicemente rasando (oggi coi rasaerba a motore, prima con quelli manuali) l’erba spontanea. Gli inglesi non debbono seminare nulla, non debbono ingaggiare lotte furibonde per sterminare le erbacce, ma soprattutto non debbono annaffiare. Forti di questo autentico dono dal cielo, i sudditi di Sua Maestà, hanno trasformato, con minimo sforzo, il loro paese in un bellissimo tappeto erboso.

Da noi viceversa, per impiantare un prato inglese decente, bisogna prima dissodare il terreno, ingaggiare una titanica lotta per distruggere la vegetazione locale, poi seminare il prato, continuare a combattere le erbacce (cioè la vegetazione spontanea) e poi annaffiare, annaffiare, e ancora annaffiare. Io amo il prato inglese: è bellissimo sia esteticamente, sia dal punto di vista funzionale. Chi non ha mai corso a piedi nudi su un prato inglese non può capire… ma la domanda è questa: ce lo possiamo permettere noi, col nostro clima, il prato inglese? Non sarebbe meglio riesumare il vecchio giardino all’italiana, che pure è tanto ammirato nel mondo?

Poi, a ben vedere, anche questa moda del prato inglese a tutti i costi denota, a mio avviso, la nostra decadenza culturale, la nostra sudditanza intellettuale nei confronti di un mondo (quello anglosassone) di cui vorremmo imitare solo qualche esteriorità, senza peraltro esser capaci di cogliere gli aspetti profondi e granitici di una cultura (intesa in senso lato) che progredisce, mentre la nostra va a rotoli.

Tornando all’erba, qui a Nettuno, a due passi da Latina, abbiamo un ottimo esempio di prato inglese meravigliosamente mantenuto: il cimitero americano! Ma lo sapete quanta acqua occorre per mantenere quel prato inglese? 350.000 litri al giorno. Avete capito bene: trecentocinquantamila litri di acqua la giorno. Ora è giusto che gli americani onorino i loro morti come meglio possono e credono, ma noi poveri italiani sull’orlo di un disastro economico (e non solo economico) possiamo permetterceli ettari ed ettari di aiole, rotonde, giardini e parchi a prato inglese?? Evidentemente no!

Mentre un autentico esercito di urbanisti, architetti, ingegneri e geometri riversano quintali di inchiostro verde sui loro progetti (convinti forse che basta colorare di verde un pezzo di carta perché poi sulla realtà si tramuti magicamente in un prato come quello di Buckingham Palace) la triste realtà è quella che vediamo tutti i giorni: degrado, fieno, erbacce… e spazzatura. Non sarebbe il caso di ripensare il nostro concetto di verde pubblico??

Salvatore

0 commenti su “Prato Inglese”

  1. sono perfettamente daccordo con Salvatore.

    Utilizzare essenze mediterranee porterebbe i seguenti vantaggi:

    • Costi più bassi di manutenzione e piantumazione
    • L'orgoglio di avere un bel giardino all'Italiana
    • Le piante dovrebbero essere più durature, essendo nate per questo clima, e non necessiterebbero di tutta quell'acqua

     

     

  2. Quanto mai d'accordo con Salvatore e con Gasby, ma di fondo rimane il problema della rasatura dell'erba che non può più essere intesa come lo è attualmente (il famoso taglio del fieno, appunto).

    A fronte di aiuole, rotonde e giardinetti ben sistemati e mantenuti (per lo più quelli del centro città) a Latina in generale assistiamo ad un desolante paesaggio misto di erba alta ed immondizia.

    Ora mi chiedo:

    d'accordo che spesso e volentieri la realizzazione e la manutenzione delle prime strutture è affidata agli sponsor, e che quindi non va ad aggravare il bilancio pubblico, ma è mai possibile che gli stessi soldi non potrebbero essere spesi per la semplice ed ordinaria manutenzione?

    Insomma, ad un esercente che intende sponsorizzare la realizzazione di un'aiuola, (ad esempio) non si potrebbe chiedere la stessa cifra per tagliare l'erba in una zona. più o meno grande ma ben definita e nella stessa posizionare la pubblicità (magari più visibile di quelle attualmente in uso ad esempio nelle rotonde)?

    Considerando il fatto che realizzare e mantenere l'abbellimento vivaistico di una rotonda può costare diverse migliai adi euro, quanti prato potrebbe essere costantemente rasato e mantenuto in ordine tutto l'anno?

    Se qualcuno rispondesse a questo semplice quesito, probabilmente ci accorgeremmo che anche Latina, da questo punto di vista,  potrebbe diventare una città,, isotto l'aspetto della cura del verde, ben tenuta.

    Non nascondiamoci però che ciò potrebbe voler dire rinunciare in primis alla realizzazione di ulteriori aiuole, rotonde e giardinetti vari.

    Se infatti  in una città normale  la realizzazione di tali strutture potrebbe rappresenterebbero la classica ciliegina sulla torta, nel nostro capoluogo, accade invece di osservare  le classiche oasi nel deserto.

    Chissà se questo messaggio (che, in in pù occasioni e in vari modi, abbiamo già lanciato a chi di dovere), arriverà prima o poi a destinazione?

    Vedremo…la speranza, come sempre, è l'ultima a morire!

    Freddy 

  3. Devo essere sincero. Questi spazi verdi che vengono ripresi da stati di abbandono e che in parte vedono fondi pubblici e in parte hanno interventi da parte di privati, è un qualcosa di qualificante per la nostra città.

    Non entro nel merito di politiche e tattiche pre-elettorali, sulle quali ho dichiarato apertamente di non aver condiviso dell'allora e attuale assessore Guercio. Ma c'è una stima di fondo che oggi mi porta a riprendere il tema ed evidenziare che il percorso sta dando frutti interessanti: le imprese private sono più attente a queste forme di cosiddetto marketing sociale, ci sono più spazi verdi manutenuti, si sta stimolando la partecipazione di cittadini o gruppi spontanei per tenere più curati gli spazi vicini le proprie case o le proprie attività economiche…

    L'insieme non può essere valutato negativamente. C'è una mentalità disfattista e menefreghista che potrebbe portare a vedere sempre il "ma che lo facciamo a fare, tanto Latina è brutta" oppure "ma spendiamo i soldi pubblici per altre cose più urgenti" o ancora "ma che interessi ci sono dietro tra il Guercio e le aziende sostenitrici" e così via.

    Ascoltando alcuni imprenditori ho voluto osservare lo spirito con cui si sta operando in questo senso. E' un percorso un po' rognoso, soprattutto per solcare una mentalità che costruisca il bello nelle città – su cui va dato grande merito al Guercio – ma che va sostenuto, se ci crediamo. E nel bello talvolta fiorisce anche il piacere di stare nella città, svolgere le proprie attività – lavoro, famiglia, tempo libero, interessi sociali – incontrarsi all'aperto, accostare esperienze di vita personale con un ambiente più accogliente.

    Faccio una proposta, che avanzai all'assessore prima dell'ultima campagna elettorale: presentiamo questa problematica alla cittadinanza, evidenziamo i punti di criticità e i tanti punti positivi, condividiamo percorsi di comune intervento… per vivere insieme una città più bella, più pulita, più accogliente.

    Se fosse il portale o l'Associazione Quartieri Connessi, potrei dare contributo nelle forme necessarie, se condividete lo spunto. Grazie,

    Michele 

     

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