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“Prevenire, non punire” La strategia della Stradale

venerdì 19 gennaio 2007

Da un’intervista di vincenzo Borgomeo ad Antonio Giannella Direttore Polizia Stradale pubblicata oggi 19/01/07 su “Repubblica”, si evince che “La troppa velocità incide per il 14% sugli incidenti mortali, per questo siamo in lotta aperta contro chi va forte”

Di seguito l’intervista:

“Siamo un popolo di velocisti? Possibile che la gente vada davvero così forte in auto?
“Corriamo sempre – spiega Antonio Giannella, direttore servizio Polizia Stradale – sul lavoro, in famiglia, nei cicli produttivi e, purtroppo, su strada”.

Una corsa pericolosa, però, almeno secondo le statistiche.

“Assolutamente: la velocità incide molto sul profilo dei sinistri (il 14% sono direttamente imputabili proprio alla velocità) e comunque rappresenta sempre una concausa che aggravia di molto le conseguenze. Per questo ormai siamo in lotta aperta contro chi va forte in auto”.

Una lotta che ha portato un fiorire di Autovelox e Tutor…

“Si, ma anche un radicale cambio di strategia da parte nostra, che si sintetizza nello slogan prevenire, non punire: diamo continue informazioni sulle tratte dove sono gli strumenti elettronici di controllo della velocità. Il tutto per indurre la gente a rispettare i limiti”.

Ma la cosa sembra non funzionare, almeno a giudicare dalle statistiche: meglio tornare al passato? Con gli Autovelox nascosti nei cespugli e dietro le auto civetta?

“No assolutamente, sarebbe sgradito un accertamento del genere. La gente va forte, è vero, ma aumenta la consapevolezza del controllo: noi la chiamiamo in gergo ‘polizia di prossimità’. Vogliamo indurre ad essere prudenti. Il problema è che l’incidentalità sta raggiungendo valori troppo elevati, siamo a 5600 morti l’anno. Per questo occorre intensificare i controlli, come in Francia, dove hanno usato misuratori di velocità in modo piuttosto spinto e hanno ridotto l’incidentalità. Faccio solo un esempio: su un tratto di autostrada, Pescara-Cerignola est, ci sono dei Tutor. Bene su questa tratta abbiamo avuto una diminuzione della velocità media di circa 26 Km/h fra giugno e novembre. Questo vuol dire che lo strumento funziona. E che questo è lo strumento che dobbiamo usare”.

Torniamo al discorso di prevenzione.

“Dobbiamo convincere la gente che arrivare un 15 minuti dopo non cambia nulla. E che morire su strada è stupido. Vedere un figlio morire per un incidente stradale è una cosa impossibile da descrivere. Siamo arrivati al punto che abbiamo dovuto istituire dei corsi per istruire i nostri agenti su come portare notizie tragiche ai familiari delle vittime”.

Le lo ha mai fatto?

“Si per nove anni, e le garantisco che non c’è cosa più brutta. Anche perché noi sappiamo che sono sempre incidenti che si potrebbero evitare tranquillamente. Se solo la gente pensasse un attimo a cosa sta facendo. Quello della sicurezza non è ‘un’tema, ma è ‘il’tema. Io ogni lunedì mattina firmo una nota con gli incidenti della settimana precedente, una cosa tremenda perché per la maggior parte le vittime sono giovani”.

Che fare? La patente a punti sembra non funzionare più. E quindi è da buttare?

“Proprio da buttare no. All’inizio funzionava benissimo, poi c’è stata una forma di assuefazione. Ma si possono fare molte riflessioni sulle modifiche da introdurre”.

Per esempio c’è il progetto di levare la patente a vita a chi commette infrazioni. Lei che ne pensa?

“Dipende dalle infrazioni che si compiono, ma se uno la commette grossa, sarebbe giusto. Se uno viaggia a 300 su strade aperte al traffico…”.

A proposito, e la polemica sulle auto da oltre 400 cavalli?

“I limiti sono di 130, che bisogno c’è di auto così potenti rimane un mistero. Le strade non sono campi di gara: se qualcuno ha la passione delle auto veloci ci sono le piste”.

Però voi avete due Lamborghini Gallardo come auto di servizio.

“Sono un bel deterrente. Ma lo sa che in alcuni casi abbiamo raggiunto e costretto ad accostare auto che viaggiavano a 270 orari? Ecco, non voglio essere ‘bacchettone’, ma questo è uno dei casi in cui levare la patente a vita”.

Oggi però ci sono meno morti per incidenti stradali rispetto a 10 anni fa. In qualche modo la gente va forte ma è prudente?

“No questo è dovuto solo alla sicurezza delle nuove auto, agli airbag, all’Esp, il sistema elettronico di controllo della stabilità e ad altre diavolerie elettroniche: è l’auto di oggi che salva la vita”.

Ma l’obiettivo Ue, di dimezzare il numero dei morti entro il 2010 è raggiungibile?

“Per l’Italia è impossibile, non ce la faremo mai. Siamo in piena emergenza, il lavoro da fare è tantissimo”.

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